Il mio racconto doveva essere silenzioso. La forza delle parole, così abusate e usurate, non faceva per me.

Il mio linguaggio sarebbe stato la pittura. L’ho sempre saputo, e così è stato.

Ho cominciato a dipingere da solo, nel silenzio della mia luminosa soffitta, rispolverando quegli attrezzi che mi erano stati più famigliari, durante il periodo scolastico. E con questi, da vero autodidatta, ho iniziato con le mie prime tavole in cartoncino, i primi timidi acquerelli, poi le prime tele.

La pittura per me nasce da una forte motivazione che sboccia nell’animo. Un desiderio di dipingere un soggetto, attraverso una tecnica predeterminata che si concretizza via via sempre di più col passar del tempo, che matura con i giorni, con le ore, in un bisogno irrefrenabile.

Un progetto che si fa nella mente sempre più concreto, accurato, dettagliato.

Il soggetto è sempre il seme da cui germoglia tutto il resto.

La realizzazione è un viaggio onirico durante il quale il tempo perde completamente la sua dimensione reale.  In questa fase ogni cosa al di fuori dal contesto creativo si annebbia, perde di importanza, si assopisce.

L’opera via via prende forma. Solitamente, giunto alla fine, non trovo più un’identificazione totale nel quadro, è come se parte di esso si sia materializzato in modo non del tutto razionale, sfuggendo in parte al mio volere. Questo provoca sempre in me un po’ di stupore. E’ come se qualcun altro mi avesse guidato, a mia insaputa. Quel qualcosa è un’essenza irripetibile che contribuisce ad arricchire il risultato finale, e sulla quale spesso mi fermo a riflettere.

Amo l’incompiuto, detesto il ridondante, preferisco lasciare all’osservatore il piacere di completare l’opera, di immaginare cosa nasconde quell’ombra o quella macchia di colore, quella zona bianca. Amo la forza dei colori caldi.

Attraverso la pittura di relitti, architetture antiche, vecchi e nuovi oggetti, racconto la vanità dell’uomo, e l’inutilità della sua ricerca del potere, su se stesso e sulla natura. L’uomo che afferma se stesso e non comprende di essere parte di un sistema che lo accoglie, lo tollera, lo limita, lo controlla: l’ecosistema. Crediamo di dominare il mondo, in realtà siamo solo povere comparse.

La mia arte racconta me stesso ed il mio modo di vedere il mondo.

 Aldo